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CREMA: dal Dominio Veneto all'Italia

Crema
Ultimo aggiornamento: 12 dicembre 2017


Il dominio veneto
Territorio di confine, Crema ebbe un trattamento privilegiato quanto a commerci e autonomia amministrativa.Venezia le riconobbe la dignità di “città” e interpose i suoi uffici perché le fosse concessa l’istituzione della diocesi.
In coincidenza col diffondersi dei canoni rinascimentali, quello veneziano fu per Crema il periodo della “monumentalità”, del rigoglio delle arti liberali, delle grandi opere pubbliche: selciatura di strade e piazze, edificazione del porticato meridionale di piazza Duomo, demolizione del Palazzo Vecchio e del castello di Porta Ombriano, ampliamento di quello di Porta Serio, ricostruzione di Palazzo Comunale,Torrazzo e Palazzo Pretorio, erezione del Palazzo della Notaria, delle possenti mura venete, della basilica di Santa Maria della Croce e di numerose altre chiese, conventi e ospedali, del Monte di Pietà e di solenni dimore private (palazzi Benzoni-Donati e Zurla-De Poli). Sorse l’Accademia dei So-spinti, si favorirono le scuole pubbliche, fio-rì la pittura con Vincenzo Civerchio, Aurelio Buso e Giovanni da Monte mentre Pietro Terni e Alemanio Fino scrissero la storia
della città.
Scoppiata la guerra per il Polesine fra Venezia e Ferrara (1483-84), i milanesi tentarono un’incursione su Crema, ma il condottiero cremasco Bartolino Terni mise in fuga le soldatesche di Lodovico il Moro con una memorabile sortita notturna.
Nel 1499 il re di Francia Luigi XII occupò il ducato di Milano e, per bloccare l’intervento di Venezia, le cedette Cremona e la Gera d’Adda. Dieci anni dopo, però, Luigi XII sconfisse pesantemente i veneziani ad Agnadello (1509) e Socino Benzoni convinse i cremaschi a sottomettersi ai francesi.
Papa Giulio II aveva intanto riunito la Lega Santa contro i francesi. Ciò permise a Renzo da Ceri di guidare le truppe veneziane contro Crema (9 agosto 1512): un mese dopo entrò in città, ripristinò l’autorità della Serenissima e ne rafforzò le difese facendone la base di scorrerie contro imperiali e spagnoli passati a nuove alleanze.
Assediata in forze (maggio 1514), senza viveri e prostrata dalla pestilenza, Crema tre mesi dopo era allo stremo, ma Renzo da Ceri ripeté l’impresa del Terni e con una sortita notturna sbaragliò gli imperiali accampati a Ombriano. Il 19 maggio 1581 Crema salutò l’ingresso del suo primo vescovo, Gerolamo Diedo. Per il Duomo, ora cattedrale, s’impose un consono adeguamento di arredi, abbigliamento e cerimoniale liturgico, commesse per il restauro di  e organo e la creazione di una cappella musicale che diede impulso alla produzione musicale: fra Cinquecento e Seicento si distinsero Giovan Battista Leonetti, Giovan Battista Caletti, Orazio Scaletta e nel Seicento primeggiò Pier Francesco Cavalli.
Nello stesso periodo si costruirono le chiese di San Giovanni Battista e della Madonna delle Grazie (splendidamente affrescate da Gian Giacomo Barbelli), si ricostruirono quelle di San Benedetto e Sant’Agostino, sorsero i palazzi Vimercati Sanseverino, Benzoni, Clavelli,Patrini
e Sangiovanni-Toffetti.
Si istituì un servizio di posta con Brescia e Cremona, si aprì la via Vendramina per la basilica di Santa Maria della Croce e si abbellirono piazza Duomo, il Torrazzo e il Palazzo Pretorio.
Il dominio veneto risparmiò a Crema la decadenza economica del ducato di Milano in mani spagnole,ma nulla poté contro la peste del 1630: le cronache parlano di 10.000 morti, con un lazzaretto a Santa Maria della Croce e il cimitero a San Bartolomeo “alle ortaglie”, da allora chiamato “ai morti”.
Nel Settecento Mauro Picenardi si distinse in campo pittorico, Jacopo Avanzini, Giuseppe Carcano, Carlo Fezia, Paolo Nevodini e Giuseppe Gazzaniga come musicisti. Sorsero nuovi palazzi (Bondenti-Terni,Albergoni-Arrigoni), chiese (Salvatore, Quartierone, le ricostruzioni di Santissima Trinità, San Giacomo e Sant’Antonio, l’alterazione barocca del Duomo) e il teatro. Si istituì l’Accademia di agricoltura, fiorirono gli scambi commerciali (fiere di Santa Maria della Croce e di San Michele), si riattarono le strade cittadine, sorsero le fabbriche di campane (Crespi) e l’arte organaria.
La Francia e l’Austria
La fine del secolo portò gli sconvolgimenti della Rivoluzione Francese e delle guerre napoleoniche. Il 27 marzo 1797 un drap-pello di dragoni francesi entrò in Crema, ar-restò l’ultimo podestà veneto della città e vi istituì la municipalità.
Nel 1801 Crema fu aggregata al dipartimento dell’Alto Po, con capoluogo Cremona. Caduti Napoleone e il suo impero, Crema austriaca fu inserita nella provincia di Lodi e Crema (24 gennaio 1816). Pur priva degli antichi privilegi, la città visse un trentennio positivo per agricoltura, attività manifatturiere e commerci. Particolare attenzione fu rivolta anche a Istruzione, viabilità e assetto urbano. L’ondata rivoluzionaria del 1848 vide in Crema i tafferugli con i militari austriaci (19 marzo), la ritirata dell’esercito di Radetzky (25 marzo), l’avanzata dei volontari e delle truppe piemontesi (1° aprile), la fuga dei patrioti in Piemonte dopo Custoza e il ritorno degli austriaci (1° agosto). Nel decennio successivo furono realizzati la linea fer-roviaria Cremona-Treviglio e i giardini pubblici.
L’Italia
Dopo la II guerra d’indipendenza Crema fu staccata da Lodi e aggregata alla provincia di Cremona (ottobre 1859) come capoluogo di circondario, con una sottoprefettura e il tribunale,
e tale rimase con il Regno d’Italia (17 marzo 1861). Pur mantenendo alta la produzione agricola con il ricorso a tecniche d’avanguardia e a forme consortili, Crema assunse il ruolo di polo industriale e produttivo della provincia (il linificio Maggioni, aperto nel 1862, fu la prima industria cremonese) e anche l’attività artigianale raggiunse livelli d’eccellenza con le prestigiose fabbriche d’organi di Pacifico Inzoli e Giovanni Tamburini. Particolare attenzione fu rivolta a istruzione e cultura: si aprirono la scuola normale, quella tecnica, le serali, la biblioteca, l’asilo infantile, la scuola commerciale. Nella città, impreziosita dai palazzi Bisleri-Vailati e Rossi-Martini, furono innalzate statue a Vittorio Emanuele II e Garibaldi, vennero introdotte l’illuminazione a petrolio e poi quella a gas, si costruirono le scuole elementari di Borgo San Pietro. Illustri nell’Ottocento furono i musicisti Stefano Pavesi,Vincenzo Petrali e il contrabbassista Giovanni Bottesini, detto “il Paganini del contrabbasso.
In campo pittorico spiccarono i nomi di Angelo Bacchetta ed Eugenio Conti. Il notaio Federico Pesadori diede dignità letteraria al dialetto, e Giovanni Vailati, nella sua breve vita (1863-1909), si distinse come filosofo e matematico.
Proseguì lo sviluppo industriale (Ferriera di Crema, Società Serio poi Everest e Olivetti 1932-1992) e la realizzazione di importanti opere: restauro della facciata del Duomo, acquedotto, Istituto musicale Folcioni, velodromo, illuminazione elettrica e rete fognaria. Nel 1928 i confini territoriali si estesero a inglobare i comuni di Ombriano, Santa Maria della Croce e San Bernardino. Alla II guerra mondiale e ai bombardamenti aerei contro il ponte ferroviario fecero seguito grandi lavori di restauro e risanamento: prosciugamento delle rogge (sulla cui area si realizzò il mercato coperto), restauro del Duomo, Palazzo Comunale e convento di Sant’Agsotino (nel 1963 vi si insediò il Mu-seo civico). Seguirono il risanamento di Borgo San Pietro e via Valera, i restauri delle chiese della Santissima Trinità, San Bernardino, San Giovanni Battista, Santa Maria della Croce, San Benedetto, Sant’Antonio e Santa Maria delle Grazie, la costruzione delle chiese di Castelnuovo,Villette, Crema Nuova, San Carlo e Sant’Angela.Tanto fervore fu ripagato dalla visita a Crema di papa Giovanni Paolo II il 20 giugno 1992. Dopo l’istituzione del distretto scolastico si potenziarono le scuole superiori con nuovi edifici e la nascita dell’università informatica (1995). Si realizzarono nuove palestre e impianti sportivi (piscina, bocciodromo), il nuovo Ospedale maggiore (1968) e il nuovo Palazzo di Giustizia (1989).
Nel 1999 fu inaugurato il Teatro San Domenico. Dei giorni nostri sono la creazione del quartiere di Porta Nova su dismesse aree industriali, i restauri del Mercato austroungarico, palazzo Benzoni e Santissima Trinità.


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