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Un viaggio racchiude in sè una miriade di immagini di emozioni di odori e di sapori indimenticabili.

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CASTELLEONE

Castelleone

Nella preistoria in zona c’erano già insediamenti umani. Si trovano reperti mesolitici e neolitici nel locale Museo Civico. Non c’è nessun centro abitato qui nell’epoca romana; soltanto una strada che passa in zona San Latino e che portava da Cremona a Mediolanum (Milano).

Medioevo
Nel 967 d. C. un documento attesta che qui si trova una corte, Brixianorum (Bressanoro), chiamata così perché sulla strada per Brescia, e al suo interno, al posto dell’attuale chiesa di S. Maria in Bressanoro, sorge una Pieve, intitolata a San Lorenzo. C'erano altre due corti a Castelleone: Fepenica e Castel Manzano. Più tardi verrà edificato un castello, Castel Manfredi di proprietà del Vescovo di Cremona. Suo terrapieno era un dosso, tuttora, in parte, esistente.
Nel 1186, Federico I Barbarossa scende in Italia e distrugge Castel Manfredi lasciando intatta solamente una torre: la torre Isso, chiamata dai castelleonesi “Torrazzo”. Due anni dopo, il 18 aprile 1188, il Vescovo di Cremona Sicardo posa la prima pietra di un nuovo castello: Castrum Leonis, Castelleone. Il 1º maggio dello stesso anno, quando la nuova chiesa era abbastanza costruita da potervi dire messa, Sicardo la celebra solennemente e i santi di quel giorno, Santi Filippo e Giacomo, diventano i patroni della nuova città. Il vescovo cremonese mette una porta, Porta Isso, nell’attuale piazza Borgo Isso con il Torrazzo a difesa mentre nella zona detta Borgo Serio Porta Serio, protetta da una torre distrutta nel XIX secolo. L’ingresso della chiesa era posto sull’attuale piazza del Comune, dove si affacciava anche la sede del Palazzo Comunale. Il cardo era la Contrada Leona (Via Roma), decumano l’attuale via Garibaldi e l’odierna via Fondulo. S’incontravano nella piazza. Castelleone era un castello a difesa di Cremona, un avamposto verso Crema. Il 2 giugno 1213, nei campi delle Bodesine, poco fuori dall’abitato, gli eserciti di Castelleone e Cremona sfidarono Crema e Milano. Castelleone rischiava di essere conquistata da Milano e nella mattinata le cose non andavano bene. Si racconta che nel pomeriggio apparsero i Santi Pietro e Marcellino (i patroni di Cremona celebrati in quel giorno) e che distrussero l’esercito nemico. Questa battaglia passò alla Storia con il nome di Battaglia delle Bodesine. Sta di fatto che Castelleone riportò un’importante vittoria militare e che il Carroccio milanese, che era stato conquistato, prima di essere portato a Cremona, entrò trionfalmente nel Castello. Per accogliere i feriti della battaglia, a Castelleone fu costruito un ospedale, che si ritiene essere il primo della Lombardia. Nel 1354 Castelleone venne conquistata dal Ducato di Milano, ma tra il 1420 e il 1424 fu affidata al Marchese Cabrino Fondulo. Furono anni bellissimi per Castelleone, che diventò come una piccola signoria perché Fondulo attirava, nel suo immenso palazzo (che teneva un quarto di Castelleone), artisti e mercanti. Nel 1424, per aver dato troppi poteri a Castelleone, Fondulo fu imprigionato e l'anno seguente decapitato a Milano. Dopo qualche decennio fu concesso a Castelleone il titolo di Terra Separata da ogni altra città, dovendo ubbidienza solamente a Milano. In questo periodo fu costruita la magnifica chiesa di S. Maria in Bressanoro.

Età Moderna
Tra il 1499 e il 1509 Castelleone fu sotto il dominio Veneziano. Abbiamo ancora gli Statuti della Magnifica Comunità di Castelleone che furono redatti in questo periodo, caratterizzato da un ottimo governo, ma poco dopo ecco i Francesi. Decenni bui questi, poche luci: la ricostruzione della Chiesa Parrocchiale, e, dopo le apparizioni di Maria a Domenica Zanenga, venne edificato il Santuario della Beata Vergine della Misericordia. Nel Cinquecento, come il resto dei domini milanesi, anche Castelleone fu presa dagli spagnoli. Furono le famiglie D’Avalos e Rosales a governare Castelleone, e nel loro periodo di governo appare una figura: Bernardino Realino da Carpi, che fu nominato potestà del borgo. Realino comandò a Castelleone ottimamente. Fece anche redigere gli atti comunali non solo in latino, ma anche in volgare, in modo che questi potessero essere letti da tutto il popolo. Abbandonata la vita politica, Bernardino Realino si fece gesuita e nel 1947 la Chiesa lo proclamò Santo. Possiamo ammirare nella Chiesa Parrocchiale un dipinto che lo raffigura sopra una nuvola che sovrasta Castelleone. Alfonso d'Avalos, marchese di Castelleone e di altre terre, a causa di un favore diplomatico che gli fece Ludovico Ariosto, lo insignì della pensione di 100 scudi annuali, da riscuotersi presso i dazi doganali castelleonesi. I Rosales vendettero il feudo castelleonese ai Venturelli, anch’essi di origine spagnola, che mantennero il controllo fino all’avvento degli Austriaci, che durante il loro periodo di governo cacciarono gran parte dei religiosi che si trovavano nei conventi castelleonesi. Ancora oggi vivono in Castelleone di discendenti dei Venturelli, e la loro residenza è edificata nel giardino del palazzo ducale, che fu anche di Cabrino Fondulo.
Età contemporanea
Nel 1859 Castelleone fu annessa al Regno di Sardegna. Due soldati francesi feriti nella Battaglia di Solferino, furono portati a Castelleone. Aggravatasi la loro situazione, morirono entrambi, e le loro esequie si svolsero con gran pompa in quel di Castelleone.
Nel 1860 sono due i castelleonesi che si arruolano tra i Mille: Carlo Coelli ed Antonio Barnabò. Quest'ultimo cadde a soli 17 anni nella Battaglia del Volturno.
Nel 1861 Castelleone divenne Comune del neonato Regno d’Italia. Apparteneva alla provincia di Cremona, circondario di Cremona, mandamento di Soresina.
Agli inizi del Novecento, anche a Castelleone, iniziano le discussioni politiche tra Socialisti e Cattolici, magistralmente descritte da Virgilio Brocchi ne Le campane dell'Isola Sonante.
Anche alcuni castelleonesi combattono nella Seconda Guerra Mondiale, uno dei caduti castelleonesi, morto per le ferite riportate in combattimento, è Giulio Riboli, a cui viene data una Medaglia d'oro al valore militare. Il 25 aprile 1945, i partigiani castelleonesi si recano nella vicina Ripalta Arpina, dove fanno scorta di munizioni, quindi entrano dal Viale Santuario, occupano il Municipio e la caserma dei Carabinieri, arrestano i fascisti e dichiarano Castelleone libero. Pochi giorni dopo, una colonna tedesca in fuga passa da Castelleone. I partigiani sparano e uccidono il Capitano. Gli altri soldati si arrendono senza opporre resistenza ai partigiani, che catturano due cannoni che si possono ancora vedere in Castelleone a fianco del Monumento ai Caduti.
Il 2 giugno 1946, Castelleone fa parte della Repubblica Italiana.

L'arco o "Voltone"
Il varco che porta, dalla piazza centrale di Castelleone, ornata da portici bassi e risalenti alla fondazione del Castello, al Santuario della Misericordia attraverso il viale ( costruito nel 1821 su progetto dell'architetto Venturelli), é distinto da un Arco, detto comunemente il "Voltone". L'Arco é stato costruito nel 1828 su disegno di Luigi Voghera, architetto cremonese, operante in gran parte a Cremona e nei dintorni. Sorretto da due colonne ispirate al modello ionico, con due capitelli a grandi volute, l'Arco aveva ai lati alcuni edifici, rifatti nei secoli, così come hanno cambiato destinazione e scopo gli edifici che un tempo erano adibiti a luoghi pubblici, come la Posta e la sede comunale, sulla cui superficie é stato poi edificato l'Arco.
I portici
E' una costruzione che risale al Medioevo, quando Castelleone fu distrutta e poi ricostruita dietro i buoni auspici del Vescovo Sicardo.
In doppia fila, i Portici accompagnano con negozi e botteghe la via principale, una via Roma a destra venendo dal Torrazzo, in fila ininterrotta fino a Borgo Serio.
Mentre a sinistra si interrompono una volta davanti al luogo un tempo destinato al Monte dei Pegni, una seconda volta di fronte al Sagrato della Parrocchiale a alla Piazza del Comune, per poi riprendere fino alla chiesa del Presepio, e quindi, sempre in parallelo con gli altri, fino allo spiazzo dov'era Palazzo Brunenghi, ora sede del Museo e della Biblioteca civica.
I Portici sono stati ripavimentati nel 1849 per consentire un passeggio più agevole

Il Torrazzo
La costruzione, in mattoni a vista, della Torre Isso, detta " Il Torrazzo", risale all'antica Castelleone, allora Castel Manfredi, quando aveva la funzione di fortificazione e di vedetta sui Castelli vicini.
Alcune ipotesi fanno risalire la sua concezione al 29 a.c., altri la datano al 950.
Il fatto é che il torrazzo é un residuo della distruzione del Barbarossa, che ha dato il via alla ricostruzione del nuovo Castello.
Alto 47m., a base quadrangolare, ha i muri dello spessore di m.1,75, presenta varie feritoie e un accesso laterale.
Probabilmente era collegato come fortezza, alle mura del Borgo Isso, delle quali non rimangono che pochi resti, incorporati in altri edifici, ma che hanno conservato il ricordo del tracciato delle strade che oggi circondano l'antico centro. Secondo alcune ipotesi le difese di Castelleone sarebbero state potenziate da Cabrino Fondulo agli inizi del '400.
Oggi é conservato con intelligenza, dopo che vi é stato ospitato l'acquedotto civico.

Tratto da “Wikipedia”



Informazioni

 
 
 
Distanza capoluogo (km): 31
 
 
 
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